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TESTIMONIANZE (Riflettore donna 2019)
Chi è LUISA TOSI? (a cura di Lucio Carraro)

Luisa Tosi rappresenta un volto nobile della società trevigiana. 
Lo è stata e lo è per il settore di cui si occupata per una vita intera, quello dell’educazione, il luogo privilegiato dove si costruiscono le fondamenta del futuro. 
Lo è stata e lo è per l’amore che ha dimostrato nei confronti della città, realizzando pubblicazioni storiche alla riscoperta della nostra identità territoriale. 
Lo è stata e lo è per il suo costante impegno culturale, vocato non solo all’attualità ma anche al recupero valoriale delle tradizioni e delle narrazioni delle generazioni che ci hanno preceduto.
Ottenuto il diploma di maestra nel 1948, si è laureata nel 1971 in pedagogia ed ha ottenuto l’abilitazione in scienze umane con la specializzazione nel Behavior Modification.
Dal 1949 al 1970 ha insegnato nelle scuole elementari trevigiane, collaborando al rinnovamento dell’educazione di base promosso dalla neonata Repubblica italiana.
È in questo periodo che sperimenta una metodologia democratica e l’apertura a nuovi contenuti disciplinari, in particolare approfondendo l’ambito scientifico-matematico, con l’introduzione dell’insiemistica, un’innovazionefondamentale per l’insegnamento della matematica moderna.
Diventa successivamente Direttrice Didattica, funzione dirigenziale che svolgerà con ispirata dedizione fino al 1982, anno in cui verrà chiamata dal Provveditorato agli Studi di Treviso a coordinare il Gruppo di Lavoro provinciale  per l’inserimento dei disabili nella scuola dell’obbligo.
Dal 1985 al 1994 è stata distaccata all’IRRSAE (Istituto Regionale per la Ricerca, la Sperimentazione e l’Aggiornamento educativo), fra le altre attività dirigendo il gruppo di lavoro impegnato nel progettoFO.RE.MA.S (Formazione Relazionale e Manageriale nella Scuola).
Ha portato il suo qualificato contributo in varie associazioni pedagogiche e didattiche ed è stata direttrice di numerosi corsi di aggiornamento per insegnanti della scuola materna ed elementare.
Di Luisa Tosi va sottolineata, innanzitutto, la sua speciale autorevolezza, frutto di uno stile di lavoro misurato e partecipativo, com’è stato ben sottolineato da Gualtiero Bertelli nel suo specifico contributo. Una condotta sempre rispettosa delle opinioni altrui e contemporaneamente ricca di contenuti, apporti e suggerimenti per la comunità educante. 
Nello specifico pedagogico, occorre ricordare il contributo dato da Luisa Tosi su diversi versanti: nell’evoluzione didattica dei campi disciplinari, in particolar modo nell’ambito logico-matematico; nel lavoro editoriale, con la realizzazione di diversi articoli, materiali divulgativi e libri di lettura di grande efficacia; nella pratica metodologica, stimolando una conduzione della classe fondata sulle motivazioni e interessi dei ragazzi, requisiti fondamentali per un apprendimento guidato dalla relazione. 
Per decenni Luisa Tosi si è dedicata, con strenuo impegno, alla formazione e aggiornamento degli insegnanti trevigiani e veneti, prima nel suo ruolo di Direttrice Didattica poi come esperta dell’IRRSAE: una vocazione che ha praticato accompagnando gli insegnanti con rispetto, fiducia e valorizzazione delle loro competenze didattiche ed educative. Di questa sua capacità ne ha fatto sintesi Rosanna Trolese nella sua testimonianza.
È stata inoltre una protagonista dell’inserimento dei portatori di handicap nelle aule scolastiche fin dagli esordi del Gruppo di Lavoro del Provveditorato, diventandone poi responsabile, promuovendo attività di formazione per gli insegnantie realizzando i primi protocolli di intesa fra il Provveditorato agli Studi e l’ULSS trevigiana, come ricorda Sandro Silvestri che ne continuò successivamente l’opera.
Personalità poliedrica, Luisa Tosi si è impegnata anche sul fronte della storia e delle tradizioni culturali di Treviso.Notori a Trevisoi suoi lavori memorialistici, realizzati con le pubblicazioni “Madonetta e Storga”e “Villa Margherita tra storia e memoria” (si veda il contributo di Rita Sari); e poi i suoi articoli per la rivista “SemestralemagoUrbis della Società Iconografica Trevigiana, di cui è stata co-redattrice narrando molti aspetti di una Treviso dimenticata; e ancora i suoi studi per l’ISTRESCO (Istituto  per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea della Marca trevigiana), raccolti in più volumi, fra i quali merita di essere ricordato il libro “Testimoni loro malgrado… Memorie del bombardamento del 7 aprile 1944”.
Last but no least, Luisa Tosi è stata Presidente dell’Università Popolare Auser di Treviso, dal 1996 fino al 2013, raccogliendo l’eredità del fondatore prof. Gildo Cesco Frare. In questo contesto Luisa, instancabile animatrice, è riuscita a pubblicare una bellissima raccolta di ninne nanne, filastrocche e contepopolari, in collaborazione con l’ISTRESCO, intitolato “Giro giro tondo”, come ci ricordano Antonietta Mariotti e Pietro Fabris. Inoltre ha dato il via, assieme a Rosanna Trolese, al Coro dell’Università Popolare, che vanta un palmares di tutto rispetto, anche per i testi delle canzoni che Luisa Tosi ha contribuito a stilare, partecipando anche alla recentissima e ultima produzione scenica “Principessa un corno…”
Per tutte queste ragioni, riteniamo che Luisa Tosi, a dispetto della sua proverbiale riservatezza, meriti un riconoscimento pubblico della città di Treviso, da estendere a tutta la popolazione trevigiana, ben oltre le mura. 
Grazie Luisa per quanto sei riuscita a donarci, con profondo affetto e grande stima.

 

LUISA TOSI e l’Università Popolare Auser di Treviso (a cura di Antonietta Mariotti e Pietro Fabris)

L’Università Popolare ci ha offerto l’opportunità di conoscere e frequentare Luisa Tosi.

Si sapeva di lei anche prima, si apprezzava il suo impegno nella scuola e nella formazione, la si vedeva spesso nei luoghi deputati alla cultura ed al vivere sociale. Abbiamo ben presente, anche grazie al ricordo di una foto scattata nel suo giardino, la piccola delegazione del Direttivo dell’Università Popolare che si reca a trovarla per proporle di sostituire Gildo Cesco Frare, lo storico fondatore e presidente, dopo la sua richiesta di essere sollevato dall’incarico per problemi di salute.

Si avviava l’anno accademico 1996/97.

Luisa sembra rappresentare l’esigenza di contatti più vari e articolati con una città che vorremmo più aperta alle nostre proposte: conosce “tutti”, è protagonista in numerose associazioni cui offre un contributo attivo e propositivo, si occupa di molte cose con interessi che spaziano dalla storia locale, alla scuola, ai temi sociali, alla vita cittadina. E scrive, scrive con mozziconi di matita su fogli, foglietti, pezzetti di carta di tutte le dimensioni in cui il suo pensiero si concretizza in forma definitiva. A prescindere dalla presunta provvisorietà della matita. E i suoi foglietti diventano libri, alcuni pubblicati insieme con l’Università Popolare, di cui ha accettato la presidenza. Con qualche perplessità da parte sua, per la novità del contesto, ma, pensiamo, con piacere.

Il nuovo impegno non le ha impedito di portare avanti tutte le altre attività cui già si dedicava.

Ci ha sempre colpito la capacità incredibile di essere dentro fino in fondo ad ogni associazione, lo spostarsi per l’intera giornata, prevalentemente in bicicletta, da un gruppo ad un altro per offrire un contributo partecipativo senza dubbio importante.

Ha distribuito saperi e conoscenze con generosità e ne ha lasciato numerose testimonianze.

Trovarla a casa per le necessarie comunicazioni era sempre un’impresa, non apprezzava il cellulare e non so se lo avesse. Quando la sua presenza serviva, però, c’era sempre.

Per la nostra Università il rapporto di Luisa con la città è stato prezioso. Ha favorito incontri e rapporti con le sue molteplici conoscenze nelle scuole e nelle associazioni, rendendo possibili collaborazioni utili per la nostra crescita. Si sono realizzate opportunità che ci riguardavano direttamente all’interno delle quali esprimere anche un pensiero critico, quando necessario. Si sono creati spazi di approfondimento nell’ambito della conoscenza del territorio, da parte nostra mai separata dal contesto più ampio del Paese, dell’Europa e del mondo. E quando il mondo è arrivato in casa, Luisa è stata pronta ad accoglierlo con noi, per confrontarsi, per avvicinarlo e farlo conoscere attraverso ricerche, interviste e incontri.

Una sua intuizione molto preziosa è stata, tramite il fondamentale incontro con Rosanna Trolese, la costituzione del Coro dell’Università Popolare. Coro che ben presto ha trovato la sua energia portante nella partecipazione femminile e dove Luisa ha potuto portare, specie negli ultimi anni, le sue competenze e sensibilità riguardo alle questioni di genere. L’ultima produzione del Coro, “Principesse un corno…”, porta nei testi e nel titolo stesso una traccia significativa del suo lavoro e del suo stile.

Fra le molte pubblicazioni nate dalla collaborazione dell’Università Popolare con l’ISTRESCO e altri Circoli Auser, ci piace citare “Giro giro tondo”, una raccolta di ninne nanne, filastrocche e conte in cui Luisa ha avuto un ruolo determinante nei contatti con le scuole dove si recava per incontrare maestre e bambini e raccogliere il materiale necessario.

Alcune frasi della introduzione del libro, nella parte curata da lei, ci dicono molto del suo pensiero e del suo modo di essere.

“…In tutte le classi sono presenti alunni di diversa provenienza, figli di immigrati molti dei quali nati in Italia… abbiamo notato con piacere quanto l’integrazione fra i bambini, siano essi italiani, rumeni, marocchini, kosovari, sudamericani, cinesi, sudafricani… fosse un dato perfettamente acquisito sia tra i pari che con i docenti nonostante il diverso colore della pelle o le fattezze del volto…”

La lunga presidenza di Luisa nell’Università Popolare si è conclusa nel 2013. La sua presenza, attenta e critica, continuerebbe a tutt’oggi se negli ultimi mesi non fosse ostacolata da una ridotta autonomia di movimento.

È stato un cammino insieme di confronto, di dialogo, di collaborazione, di condivisione, a volte più a volte meno, come normalmente avviene.

Se il riflettore donna deve accendersi sulla persona che, in vari modi, ha saputo spendere molte delle sue energie a favore della città, e che della città ha saputo mostrare il lato migliore, quella persona porta il nome di Luisa Tosi.

LUISA TOSI: una donna, una storia silenziosa (a cura di Rosanna Trolese)

Fin dai primi anni della mia entrata nel mondo della scuola dell’infanzia,  circolava il suo nome a proposito di momenti di formazione, che negli anni ’80 era una costante degli insegnanti  oltre che attraverso corsi istituzionali, anche per mezzo di associazioni  gestite da docenti organizzati come  il Movimento di  Cooperazione  Educativa. Luisa vi apparteneva ed era una delle persone attive anche sul campo della ricerca didattica:  ha fatto parte per molto tempo di quelle figure di riferimento per noi  insegnanti agli inizi della carriera.  

Dopo  una carriera di insegnamento e di Direzione e lavoro inl Provveditorato agli studi, l’ho incontrata all’IRRSAE,  centro di ricerca  istituzionale  dove  ho seguito per alcuni anni la formazione sulla scuola dell’infanzia;  ma il periodo in cui abbiamo elaborato assieme il progetto  sul coro da me diretto e cui appartengo tutt’ora, è stato con l’Università Popolare Auser di Treviso dal 2006 di cui Luisa è stata fondatrice e Presidente.

Luisa fin da subito  si è impegnata nella ricerca di fonti  di testimonianze popolari contribuendo con grande competenza storica locale alla costruzione di fili conduttori  nei vari spettacoli  messi in scena di anno in anno:  “Concerto per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia” (con canti da tutte le regioni italiane);  “La storia siamo noi”  sulla storia del lavoro e dell’emigrazione dal ‘900 ad oggi;  da ultimo ha contribuito alla produzione dei testi dello spettacolo  “Principesse un corno”  che tutt’ora stiamo portando in provincia e dintorni.

In ogni discussione e momenti  di incertezza che via via incontravamo nel percorso di donne che, seppure attraverso il canto, affrontavamo con  tematiche di un certo peso culturale, Luisa è sempre stata la guida equilibrata e autorevole sulle direzioni da prendere  e sul lavoro più opportuno da affrontare, una presenza con un bagaglio di esperienza  personale importante mai ostentato e sempre prezioso.

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LUISA e il Coro (a cura di Erica Boschiero)
Ho conosciuto Luisa Tosi quando nel 2017 ho accolto l'invito di Rosanna Trolese a condurre il Coro dell'Università Popolare di Treviso fondato da entrambe undici anni prima. Purtroppo non ho avuto modo di frequentarla quanto avrei voluto perché si è ammalata poco tempo dopo il mio arrivo, ma la sua acutezza, la profondità del suo pensiero nell'affrontare i temi che toccavamo nel costruire lo spettacolo sulla questione di genere, la gioia che trasmetteva nel cantare insieme a tutte noi in quella che era un po' anche una sua creatura, mi hanno colpito molto. Le sono debitrice e grata, per aver dato vita ad una realtà così potente come quella del coro, per l'impronta civile e impegnata che gli ha impresso fin da subito, per il modello di donna che ha rappresentato.

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LUISA TOSI, l'operosa (a cura di Sergio Basalisco)

Non  è  certo  per  rilanciare  equivoci  luoghi  comuni   etnico-tribali  che  mi  sento  di  dire  che  chi  come  me  ha  avuto  occasione  di  lavorare , anche  temporaneamente, con  Luisa  Tosi - apprezzandone  la  lucidità, la  spontaneità  e  l’umorismo - non  può  sfuggire  alla  tentazione  di  considerare  lei  come  tipica  rappresentante  di  quei  veneti  che  sono  abituati  a  non  negarsi  allo  sgobbo  pur  di  realizzare  lavori  ben  fatti, seriamente  progettati  ed  accuratamente  controllati   affinchè   possano   manifestare  da  subito  la  loro  utilità  sociale.

Negli anni di  lavoro  comune  all’ Istituto  Regionale  per la   ricerca  e  la  sperimentazione  educativa  ho  potuto  vedere   Luisa   lungamente   impegnata,  con  un  piccolo  gruppo di  colleghi e  di  collaboratori  esterni, nell’ organizzazione  di  quella  straordinaria  operazione  che  tra  il  1985  ed  i  primi anni  Novanta   fu  la  formazione  degli  insegnanti  elementari  italiani   all’ attuazione   consapevole  di  innovazioni  potenzialmente   spiazzanti  se  non  precedute  e  accompagnate  da  studio , discussione, avviamento  sperimentale, monitoraggio  collegiale, coinvolgimento  degli  alunni ,  delle  loro  famiglie  e  degli  enti  locali.  In  Italia  quella  fu  la  prima  e, purtroppo, l’unica  volta  in  cui  una  riforma  scolastica  è  stata  supportata   dall’ irrinunciabile  preparazione    sistematica  e   generalizzata   degli  insegnanti  alla  sua  realizzazione. C’è  da  chiedersi  quale  diverso  esito  sarebbe  stato  garantito   alla  riforma  epocale  della    scuola  media  unica  nel  1963   se  le  si  fosse   assicurato  il  medesimo  accompagnamento.  Consolidare  la  competenza  disciplinare  dei  docenti  elementari , avviare  la  cooperazione   progettuale  e  valutativa  di  più  insegnanti  nella  stessa  classe, utilizzare  l’organico  rafforzato  di  circolo  per   impostare  la  personalizzazione   degli  interventi  educativi ,  introdurre  la  lingua  straniera  fin  dalla  primaria,.. avrebbero  corso  il  rischio  di  trasformarsi  in  mete  inattingibili   se  gli  IRRSAE  non  si  fossero  mossi  nell’intento  di   fornire  all’intera  operazione   una  sorta  di  regia  territoriale  nella  realizzazione  dei  necessari  collegamenti   tra  le  scuole  ed  i  centri  di  ricerca   psico-pedagogica  e  didattico-disciplinare   e    nell’attivazione  dei    dirigenti  scolastici  e  dei  collegi  docenti.  Si  deve  anche  all’ entusiasmo  e  alla  fatica  perseverante  di  Luisa  e  dei  suoi  colleghi  se  a  partire  dal  1992   le  indagini  comparative  internazionali  registrarono  il  positivo  andamento  della   scuola  elementare  italiana , pur  nel   perdurare di  rilevanti  divari  territoriali  e  sociali.

Nel  modo  di  lavorare  di  Luisa  c’è  sempre  stato   il  propellente  della  disponibilità  a  far  squadra, nel  convincimento  (consolidato  nella  lunga  attività   svolta  all’interno  del  Movimento  di  Cooperazione  Educativa)  che  il  successo  dell’attività  educativa   sgorga  soprattutto   dall’ evitare  di  rinchiudersi   nell’esercizio   solitario   e  autarchico  dell’insegnamento. Con  la  consapevolezza  aggiuntiva  che   la  condivisione  riflessiva  e  dibattuta   di  buone  pratiche   organizzative  e  didattiche  può  contribuire  potentemente  al  miglioramento  della  qualità  della  scuola.

Luisa  ed  io  partivamo  da  questi    orientamenti  (la  cui  validità  avevamo  sperimentato  nella  comune  attività  di  docenza  e  di  direzione  scolastica) quando  nel  1995  ci  dedicammo, insieme  alla  collega   Cristiana  Massioni,  alla  redazione  per  l’editrice  La  Nuova  Italia   di  una  sorta  di   ambiziosa   guida  (“Gestire  una  scuola”) alla   formazione   dei  dirigenti  scolastici   alla  valorizzazione  delle  risorse.  

Intendevamo   riferirci   non  solo   alle  risorse  rintracciabili  negli  organici  e  nei  bilanci  delle  scuole, ma  soprattutto   ai  saperi , alle  passioni , alle  sensibilità  e  alle  energie  che  hanno  bisogno, per  rendersi   visibili  e  mobilitabili, di  potersi  esprimere  e  di  essere  riconosciute  e  valorizzate.  Non  era  certamente  un  percorso  agevole   arrivare  a  prospettare   modalità  di  formazione  dei  dirigenti  scolastici  adeguate  al  nuovo  profilo  professionale   emerso  dalla  ricerca  internazionale   e  delineato  anche  dai  processi  che  avevano avviato  rilevanti  cambiamenti  nella  strutturazione  del  sistema  scolastico.  Ma  ci  fu  di  grande  aiuto  il   metodo  di  lavoro  che  concordammo :  condividere  non  soltanto  l’articolazione  progettuale  , ma  anche  la  sua  traduzione  in  un  testo  risultante  da  una  elaborazione  e  una  stesura  davvero  cooperative. Luisa  , con  regolarità   svizzera, restituiva  sezioni  testuali  da  me  redatte  integrandole  con  argomentate e  minuziose   proposte  di  approfondimento  o  di  snellimento,  e  altrettanto   pretendeva  da  me.  Ne  derivarono  una  reciproca  stimolazione  ed  una  messa  a  punto  ponderata  e  rispondente  alla  logica  del  progetto.  Inoltre   venne  consolidandosi  un’amicizia  che  ci  ha  indotto  a  vederci  e  a  sentirci  anche  dopo  l’uscita  dall‘IRRSAE   veneto   e  che  mi  ha  consentito  di   continuare  a  seguire  l’attività  costante  e  generosa  di  Luisa   che  nel  nuovo  secolo ha voluto  rendere   servizio  alla  sua  comunità   cittadina  in  nuove  forme :  presiedendo  l’AUSER ,  cooperando  alle  attività   culturali  per  gli  adulti e  promuovendo   anche  con  l’Istituto  per  la  Storia  della  Resistenza  e  della  Società  Contemporanea  le  ricerche  volte  a  tener  desta  la memoria  illuminante  delle  vicende   novecentesche  della  sua  città.  Con  questa   ininterrotta   operosità   Luisa  ha  ben  meritato   il  riconoscimento  e  la  stima  dei  suoi  concittadini  e  di  chi  ha  avuto  il  piacere  e  la  fortuna  di  incontrarla  e  conoscerla.

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LUISA TOSI e il Movimento di Cooperazione Educativa - MCE - a Treviso (a cura di Nerina Vretenar)
Il Movimento di Cooperazione Educativa ha avuto, in Luisa Tosi, una collaboratrice competente, instancabile, appassionata.
Si tratta di un’associazione professionale composta da insegnanti e dirigenti scolastici che, ispirandosi alla pedagogia Freinet e a Maestri e Maestre che, in Italia, hanno contribuito al rinnovamento pedagogico, come Mario Lodi e Gisella Galassi, si propongono, attraverso la ricerca e il confronto delle esperienze, di migliorare la scuola rendendola più cooperativa, inclusiva, democratica. 
Si tratta di lavoro volontario, al di fuori del normale servizio  nella scuola. 
Luisa Tosi ha lavorato a lungo nel  MCE, nel gruppo di Treviso in particolare.  Ha seguito e accompagnato con sensibilità e competenza i grandi cambiamenti della scuola italiana – e trevigiana-  degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, una scuola che faticosamente cessava di essere di èlite e per pochi per diventare una scuola capace di dare strumenti culturali a tutti e tutte. Era una scuola che cambiava radicalmente: negli orari (per l’introduzione del tempo  pieno e delle attività pomeridiane), che finalmente accoglieva anche i disabili, che cercava di introdurre metodologie attive ed efficaci e strumenti meno obsoleti.
Luisa Tosi, sempre orientata verso ideali di giustizia e uguaglianza, e desiderosa di costruire situazioni in cui fossero assicurati il rispetto e la dignità di tutti, anche dei più deboli, sostiene questi cambiamenti: segue, incoraggia, coordina attività di sperimentazione nelle scuole e di formazione nel gruppo MCE di Treviso, collabora all’organizzazione di incontri e Convegni molto partecipati. .Nel 1991 tiene la relazione introduttiva al Convegno “La lampada di Aladino”, all’Istituto Fermi, con più di 600 partecipanti.
Nel frattempo scrive, instancabilmente, regalando lucide analisi sui percorsi di apprendimento, sull’organizzazione della scuola, sull’educazione al pensiero scientifico, sulla didattica attiva. Pubblica numerosi articoli e saggi su Cooperazione Educativa, la rivista del MCE (recentemente ha ceduto al Movimento la sua preziosa collezione di tutte le prime annate a partire dal 1951) e su libri di contenuto pedagogico, cura l’introduzione a “Educare alla parola” di Bepi Malfermoni, è coautrice, di “Gestire la scuola”, pubblicato dalla Nuova Italia e di alcuni libri di testo per la scuola primaria che cercano di indirizzare verso una didattica attiva.
Sono scritti in cui vi è sempre un richiamo alla necessità di affrontare ogni problema in profondità, dedicandovi studio e riflessione e di proporre, nella scuola, percorsi ancorati a salde conoscenze dei contenuti da affrontare e delle metodologie da mettere in atto. Nella prefazione a “Educare alla parola” coglie, sottolinea e fa suo un passo che ben  rappresenta il suo modo di affrontare le situazioni: “abbiamo ereditato dalla nostra cultura un aristocratico disprezzo per l’apprendistato, per l’umile esercizio, per tutte le forme  di preparazione che abbiano rapporti con le tecniche. E’ ancora vivo il mito del genio romantico che crea per oscura illuminazione l’opera, e si dimentica tutto il lavoro lungo, faticoso, portato avanti giorno per giorno su prodotti meno nobili, per poter giungere al traguardo del finito, del compiuto.”
L’MCE di Treviso, che tanto deve a Luisa, ha cercato di far sua questa visione del lavoro a scuola: i traguardi importanti si raggiungono col lavoro paziente, nella fatica del giorno per giorno, sostenuta dallo studio, dal confronto, dalla ricerca, da una condivisione cooperativa. 

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LUISA TOSI e l’Istresco (a cura di Amerigo Manesso)
Luisa Tosi ha collaborato con l’Istresco fin dai primi anni della sua costituzione e la sua presenza è diventata più assidua da  quando ha ricoperto la carica di Presidente dell’Università Popolare di Treviso-AUSER.
Ha portato nell’Istituto l’intraprendenza e l’intelligenza innovativa che hanno caratterizzato la sua attività di insegnante e di dirigente scolastico. In particolare ha proposto delle tematiche per le quali nutriva un particolare interesse e che hanno aperto o consolidato dei progetti di ricerca che l’Istresco coltiva da tempo.
Uno degli interessi culturali di Luisa è stato quello della documentazione della memoria soggettiva in riferimento a vicende storiche che hanno interessato la realtà trevigiana. Con un lavoro meticoloso e rigoroso ha intervistato decine di persone che erano state testimoni di eventi tragici accaduti durante la seconda guerra mondiale e che, in particolare, avevano vissuto il bombardamento del 7 aprile 1944. Questa raccolta di memorie orali ha consentito nel 2005 la pubblicazione di un fortunato volumetto: Luisa Tosi, Testimoni loro malgrado… Memorie del bombardamento del 7 aprile 1944, Università Popolare - Auser, Istresco, Treviso 2005. Sono state migliaia le copie che, grazie anche alla distribuzione avvenuta con un quotidiano locale, hanno valorizzato il vissuto dei trevigiani rispetto a un evento che aveva avuto nelle ricerche di Mario Altarui e Ernesto Brunetta la prima documentata ricostruzione storiografica.
Un secondo ambito oggetto di interesse da parte di Luisa è stato quello della Camera del Lavoro, vista come organizzazione di tutela e soggetto importante nella formazione dei lavoratori-cittadini. L’interesse per la ricerca storica l’ha portata a documentare un secolo di storia della CGIL a Treviso, attraverso una ricognizione sulle sedi del sindacato nel corso del 900. L’indagine non aveva tanto un carattere archivistico, quanto l’ambizione di cogliere, attraverso la successione degli spazi occupati dalla CGIL, la trasformazione della rappresentanza e la sempre maggiore attenzione del sindacato alle esigenze dei lavoratori. Anche questa indagine ha dato vita a una pubblicazione: A. Manesso, L. Tosi, Dai primi passi alla “città dei servizi”. Un secolo della CGIL a Treviso attraverso la storia delle sedi, Istresco, Treviso 2009. Il titolo dato al volume indica già che l’approccio non ha carattere eristico, ma si pone come tentativo di leggere una tendenza, un percorso, vista la veloce trasformazione avvenuta nel secolo scorso e della figura del lavoratore e delle organizzazioni che si propongono di rappresentarne gli interessi. 
Negli ultimi anni l’interesse di Luisa si era focalizzato su un altro ambito della memoria particolarmente delicato e non ancora del tutto ricomposto: quello dei profughi del grande esodo degli italiani giuliano-dalmati. Aveva informato il Comitato scientifico dell’Istresco di aver iniziato una raccolta di memorie, intervistando alcuni testimoni di quella complessa e dolorosa vicenda. Era consapevole e si era già misurata con le difficoltà e le strumentalizzazioni che accompagnano un’indagine del genere, ma questo non la scoraggiava, anzi la motivava ancor più, rendendola determinata e attenta.
I materiali che ha archiviato possono costituire un primo importante nucleo per un progetto di ricerca che dovrebbe essere attivato prima che scompaiano i testimoni.

 

โ€‹Per LUISA TOSI (a cura di Gualtiero Bertelli)
Con Luisa e un gruppo di altri straordinari colleghi incontrati all’IRRSAE del Veneto, ho condotto nel corso di dieci anni di lavoro in comune la più interessante e bella delle mie esperienze nel mondo della scuola: la formazione di insegnanti e dirigenti della scuola elementare del Veneto su temi sia disciplinari che (e questa è stata la novità rispetto ad altre precedenti esperienze) sulle relazioni principalmente tra adulti, cioè tra insegnanti, poiché nasceva allora la scuola dei tre maestri per due classi.
Ma Luisa la conoscevo già da tempo. Quanto tempo? Non so definirlo, perché mi pare di averla sempre vista seria, attiva, impegnata in tutte le iniziative del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE). Fin dalla prima credo. Un incontro del 1964 a Treviso con Bruno Ciari, uno dei componenti del movimento più noto e impegnato.
Il suo libro “Le nuove tecniche didattiche” è stata la mia prima lettura “professionale” e l’ho letteralmente divorato: si parlava finalmente degli attrezzi di lavoro e io avevo appena conclusi i miei studi magistrali.
L’incontro verteva sulla didattica della “nuova matematica”, alla cui base stava la teoria degli insiemi e il suo utilizzo per lo sviluppo di meta-cognizioni di logica e di matematica. Un approccio assolutamente innovativo che solo una conoscenza approssimativa dell’argomento poteva confondere con i giochini da fare per alleviare la noia del fatidico “far di conto” tradizionale.
Mi ha invitato a questo incontro un’anziana insegnante in pensione, nota a Treviso e non solo per le innumerevoli iniziative cui si dedicava, Pina Zandigiacomi.
Non insegnava da molti anni, ma non riusciva a staccarsi dalla scuola e dai suoi cambiamenti.
Arrivati nell’istituto dove si teneva l’incontro Pina mi ha presentato gli organizzatori e alcuni altri insegnanti. Tra i primi mi pare di aver stretto la mano anche a Luisa.
Fin dal primo momento, quel giorno o poco dopo, ho avuto un’impressione che la successiva conoscenza più profonda ha confermato.
Luisa si presentava come una persona accogliente, ma scevra da convenevoli di maniera; colta e professionalmente preparata, ma restia ad esibire; severa prima di tutto con se stessa, portata ad una sincerità che non voleva né poteva tradire, rinunciando talvolta ad esprimere pareri o giudizi per non offendere sensibilità o ferire speranze. Ma sarebbe stato impossibile ottenere da lei un parere non convinto, un sostegno a iniziative non pienamente condivise.
Una professionista che odiava “l’aria fritta”, che chiedeva, prima di tutto a se stessa, competenza e concretezza.
Una compagna di lavoro mai stanca, distratta o pregiudizialmente contro. Cercava la condivisione nei progetti e nella loro realizzazione. Si applicava con intensità e costanza alla loro attivazione, dedicandosi anche a quegli aspetti meno appaganti, ma estremamente importanti per la gestione quotidiana: organizzazione puntuale, comunicazione capillare, rendicontazioni e relazioni finali e così via.
Ma non solo questo. Il suo straordinario senso del dovere coniugato alle capacità di coordinare e di strutturare le molteplici attività organizzate ha dato rigore al lavoro di tutto il gruppo, persino al mio lavoro, che tendenzialmente sarebbe stato… eccessivamente creativo.
Contemporaneamente, accanto a queste capacità di pianificazione, emergeva costantemente la sua profonda cultura professionale, ma anche quella multidisciplinare con una particolare attenzione ai problemi sociali.
Scorrendo i titoli delle sue numerose pubblicazioni, in larga parte dedicate al mondo della scuola, troviamo documentazioni tratte da lavoro sul campo (“Testimoni loro malgrado…. Memorie del bombardamento del 7 aprile 1944”), ricerche storiche (“Mi hanno abbandonato i miei famigliari” Esposti a Treviso dalla ruota ad oggi, con Paola Bruttocao), e sociali (L. Tosi, R. Frattini, P. Bruttocao, S. Artemio: storia e storie del manicomio di Treviso).
Un connotato distintivo dei comportamenti di Luisa era ed è ancora la modestia. Nel corso della nostra comune esperienza ho scoperto lavori, iniziative, competenze che lei non esibiva mai, ma che metteva a disposizione del gruppo ogni volta che ciò risultasse utile. Lo faceva con semplicità, accompagnandolo con frasi come “se può servire”, “ho letto che… “. Non ho ricordo di qualcosa proposta da lei che non sia stata estremamente utile per il nostro lavoro.
Ha coordinato e diretto il gruppo nella realizzazione del progetto “FO.RE.MA.S” (Formazione relazionale e manageriale nella scuola) rivolto ai circa duecento direttori didattici del Veneto.
Un’iniziativa di notevole complessità che andava nella direzione di aiutare i dirigenti scolastici ad interpretare il nuovo ruolo che la riforma stava loro affidando.
Accolto con diffidenza (il termine manager non godeva di grande favore nell’ambiente) il progetto ha avuto una diffusione capillare e un gradimento davvero molto significativo, visto il contesto in cui stavamo operando. Ne è stata colta in pieno la grande complessità e apprezzato lo sforzo realizzativo dovuto anche ad un lavoro di coordinamento e conduzione che Luisa non ha certamente mai rivendicato né con noi, né con altri. Ma a noi e a chi la conosceva il peso della sua competenza e della sua esperienza risultava ben evidente.
È stata una fortuna averla incontrata nel mio percorso professionale, un privilegio aver potuto lavorare con lei.

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Per LUISA TOSI (a cura di Ivano Sartor)
Sono diversi gli ambiti attraverso i quali si è espresso il forte legame di Luisa Tosi con Treviso sua città di residenza e con la comunità di Lughignano, dove lei insegnò a lungo nel suo primo incarico di maestra, ma uno dei principali è rappresentato dalla ricerca storica.
Altri possono con competenza riassumere l’attività complessiva di Luisa Tosi quale ricercatrice, tradottasi in varie pubblicazioni a stampa tra 1995 e 2018, in buona parte pubblicate nelle collane dell’Istresco, ma non solo. 
Dal canto mio, ho il dovere e il piacere di testimoniare come proprio alla “maestra Tosi”, così chiamata da molti benché essa avesse ormai conseguito una brillante carriera di Dirigente scolastico, si deve riconoscere il merito d’aver fatto coltivare la passione della memoria sulle proprie origini alla comunità di Lughignano; per quanto mi riguarda, sono un testimone diretto della sua volontà di arricchire la frazione casalese con una ricostruzione storiografica tutta sua. 
Aveva appena ultimato il suo lavoro intitolato Un Paese, un gruppo, una festa. Una storia lunga 40 anni, edito nel 2006 con il Gruppo Sportivo Culturale S. Martino di Lughignano, quando Luisa venne a trovarmi assieme al parroco emerito don Virginio Toso, proponendomi di redigere una ricerca storica complessiva sulla località ove loro due si erano molto impegnati nel passato e alla quale continuavano ad essere legati in varie forme, soprattutto con l’affetto. 
Devo dire d’aver riconsiderato il mio iniziale diniego per l’amabilità di don Virginio e per la cortese ma ferma capacità persuasiva di Luisa. Da quel contatto sortì l’impegno a condurre in porto il lavoro, ideato con un “taglio” particolare, desumibile dal titolo, che uscì per i tipi di Grafiche Antiga nel 2007: Lughignano nella storia. Comunità e territorio attraverso gli antichi documenti ecclesiastici e le visite pastorali. 
In definitiva, se oggi Lughignano ha una sua storia scritta, lo deve anche a Luisa Tosi, oltre che a don Virginio, che volle fare un omaggio a tutte le famiglie del paese. 
Luisa seguì la ricerca in ogni fase, s’interessò per la stampa, tenne i contatti con gli organizzatori e soprattutto vigilò volitivamente sulla rapidità dei tempi, in modo che don Virginio, già molto ammalato, potesse vedere l’opera ultimata, come in effetti accadde.
Voglio qui ricordare anche un altro aspetto operativo di Luisa Tosi, capace di rendere l’idea di come essa attribuisca un rilievo importante alla dimensione storica e cioè che per tempo, prima di subire i colpi dell’età che avanza, ha pensato a individuare una sede ove garantire la conservazione dell’abbondante materiale da lei raccolto durante alcune delle sue ricerche storiche. Tra 2008 e 2017 ha consegnato agli Archivi Contemporanei di Storia Politica della Fondazione Cassamarca una messe considerevole di documenti originali (comprese 23 litografie del Catasto Austriaco e altri estratti catastali dell’Ottocento), di fotografie storiche e recenti, di appunti ed elaborazioni riguardanti in particolare gli approfondimenti condotti su Villa Margherita di Treviso, finalizzati a una mostra espositiva e approdati nel 1995 nella pubblicazione Villa Margherita tra storia e memoria redatta assieme a Rita Sari e Raffaella Frattini, edita dal Consiglio Circoscrizione di S. Maria del Rovere.
Oltre che per i suoi studi e per il suo impegno civico, per tutto questo, gli istituti culturali trevigiani devono un sentito ringraziamento a Luisa Tosi.

 

LUISA TOSI (a cura di Cinzia Mion)
Non ricordo con precisione il mio primo incontro con Luisa Tosi. Ricordo però quando mi iscrissi al Movimento di Cooperazione Educativa, folgorata dalle tecniche Freinet che aveva adottato Alda Calzavara, mia collega a Barcon di Vedelago. Accadde durante l’anno scolastico 1963/64: avevo avuto modo di ammirare i bambini della classe a lei affidata, tutti indaffarati intorno al limografo, mentre stavano stampando il giornalino con i loro testi liberi. Deve essere stato senz’altro in uno dei primi incontri del MCE, che avvenivano in quell’epoca a casa di una zia di Alda, bellissimo palazzo rosa, in via Stangade, che ho conosciuto Luisa. Ero troppo abbagliata dalla bravura di Alda e dal suo carisma. Però ricordo che ben presto all’interno del gruppo ho focalizzato anche questa bravissima insegnante, dal nome appunto di Luisa Tosi, che ha cominciato a guidare con maestria i miei primi passi nell’insiemistica. Avevo appena scoperto questa matematica moderna alla scuola estiva del MCE, durante l’estate successiva alla mia iscrizione al Movimento, dove conobbi il professore Tomassini, docente di matematica ad un liceo di Penne (Abruzzo).
La pratica delle scuole estive consisteva nel mettere insieme un esperto disciplinarista con un esperto di psicologia dell’apprendimento che guidassero insieme gli “apprendisti”, che eravamo noi docenti, ad inoltrarci nella didattica laboratoriale del Movimento, attraversata ante litteram, in ogni attività dal valore forte della pedagogia popolare di C.Freinet . Oggi la chiamiamo scuola inclusiva. Durante quell’estate era presente Tomassini come esperto appunto della logica, ricavata dal pensiero di Cantor nel secolo XIX, chiamata teoria degli insiemi, che insieme alla mitica Lidia Tornatore ,esperta di psicologia dell’apprendimento, ci avevano avviato alla didattica dell’insiemistica. Luisa era bravissima, quando dovevamo inventare delle schede di lavoro adatte a bambini a partire dalla prima ì elementare, schede che tenessero insieme aspetto ludico, creatività con cui attirare l’infanzia e anche impianto scientifico, era impareggiabile. Se Tomassini presidiava la scientificità, Tornatore curava la gradualità e l’adattamento alle diverse età del bambino (ho sempre tenuto a mente la frase significativa di Lidia: nell’apprendimento scolastico bisogna tenere continuamente presenti tre aspetti, la matematica, chi è Pierino, e come Pierino apprende la matematica!) e Luisa era un fenomeno nell’adattare questa disciplina, nuova per tutti, alla realtà infantile. Stranamente ricordo ancora un esempio di “insieme vuoto” che escogitò in uno dei nostri incontri: l’insieme degli elefanti che volano oppure degli elefanti rosa. A dire il vero mi si confondono un po’ i ricordi: senz’altro il primo è stato partorito da lei. Forse il secondo l’hanno inventato i bambini sulla traccia di quello.
Luisa, dopo la perdita prematura di Alda, è stata per me una guida importante, finchè non ho imparato ad andare sulle mie gambe di giovane maestra. Ricordo di lei l’infaticabilità ed anche l’umorismo. Aveva uno strano modo di ridere, come se si scusasse di concedersi questo permesso tanto era seria ed impegnata.
Insegnava allora a Lughignano da dove ci portava, come in un forziere prezioso, tutte la attività didattiche del suo lavoro di docente all’avanguardia perché, come Alda, da tempo frequentava i gruppi MCE, anzi ne era l’animatrice infaticabile.
Mi piace ricordare anche l’incontro con Tullio de Mauro, esperto di linguistica alla scuola estiva del 1967, amMontebelluna. Presente sempre Lidia Tornatore e Alberto Alberti, allora giovane docente pieno di entusiasmo. Luisa ed io eravamo ormai corsiste diligenti e immancabili.
Ci siamo iscritte poi insieme all’Università. Eravamo in tre: lei, Beppa Grava ed io. Per noi è stato un periodo stimolante e felice, anche se durissimo. Lavorare e studiare senza andare fuori corso è stato molto faticoso ma ce l’abbiamo fatta! Spesso andavamo a Padova in tre, a turno utilizzavamo le nostre auto.
Ansie, preoccupazioni, lotta continua contro il tempo ma anche risate.
Poi lei vinse il concorso direttivo perché aveva il servizio utile per partecipare, a prescindere dal titolo, ed ebbe la sede a Vazzola.
Nel frattempo avevamo conseguito il Diploma in vigilanza scolastica tutte e tre. Cui seguì la laurea.
Diventò direttrice didattica a Vazzola. Io feci il passaggio di ruolo vincendo il concorso della tornata successiva, nel 1974, a Conegliano secondo Circolo: medesimo distretto scolastico. Mi arrivavano gli echi del suo successo, dell’innovazione che riusciva a portare nel suo circolo e del seguito delle sue maestre.
Ad un certo punto lasciò la direzione didattica, con grande sconforto da parte degli insegnanti, per partecipare al concorso presso l’Irrsae ed ebbe il distacco a Mestre.
Ci ritrovammo di nuovo insieme per la formazione sui nuovi programmi del 1985. Facevamo parte entrambe del Gruppo per lo sviluppo del Curricolo e curavamo la formazione dei formatori dei docenti, in tutta la regione. Anche in questo contesto fece emergere il suo valore.
Quando andò in pensione la scuola perdette una risorsa validissima. I suoi successi continuarono in altri campi. Mi giungevano per altre vie, mai direttamente. Come quando vidi la sua pubblicazione sul bombardamento del 7 aprile a Treviso, con le interviste a chi era presente in quel giorno terribile e la raccolta toccante dei loro ricordi, oppure la collezione dei giochi di un tempo: narrazione preziosa dei giochi infantili in un’epoca in cui spesso i bambini non sanno più giocare.
Più avanti seppi della sua direzione dell’Università della terza età. Bellissima esperienza pure questa. Luisa è sempre stata una fucina di iniziative e tutte di molto successo. Significativa inoltre anche la sua partecipazione alla “Società Iconografica Trivigiana”.
Luisa Tosi è tuttora una delle persone, di scuola e non solo, più significative della città di Treviso. Merita di essere ricordata con il premio “Riflettore donna”.

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LUISA TOSI e il gruppo di lavoro integrazione handicap al Provveditorato (a cura di Sandro Silvestri)
Dal 1982 al 1985 ha coordinato il Gruppo di Lavoro per l’integrazione dei disabili presso il Provveditorato agli Studi di Treviso, di cui faceva parte come componente fin dal 1976. Ha promosso tra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ’80 la sperimentazione del servizio psicopedagogico nelle scuole dapprima nella scuola elementare e successivamente nella scuola media con ben 28 comandi di docenti esperti assegnati dal Ministero della Pubblica Istruzione, facendo della provincia di Treviso una delle esperienze maggiormente significative a livello nazionale. Compito principale del Gruppo di Lavoro era l’esame della documentazione degli alunni con disabilità e la conseguente proposta al Provveditore dei posti di sostegno da assegnare alle scuole ed il monitoraggio continuo dello stato dell’integrazione nelle scuole della provincia.
Ha promosso inoltre i primi protocolli di intesa tra Provveditorato agli Studi e le ULSS della provincia di Treviso che prevedevano la collaborazione tra le equipe psico-socio-riabilitative delle ULSS e le scuole e la gestione condivisa del personale scolastico e di assistenza, collaborando anche con la Regione Veneto per l’elaborazione di alcune circolari regionali. Ha promosso attività di formazione del personale docente sulle tematiche della disabilità e la predisposizione di documenti e di materiale utile allo scopo, in collaborazione con docenti dell’Università di Padova.  Da segnalare anche il continuo dialogo con le famiglie dei disabili e le loro Associazioni ed i docenti di sostegno. Ricordiamo che l’inserimento degli alunni disabili nelle scuole è iniziato nel 1975 e che si trattava di costruire un sistema di collaborazioni e di rapporti tra il mondo della scuola ed i Servizi Territoriali e di condividere con le famiglie e con i docenti gli obiettivi di intervento e rendere operative le buone prassi educative e didattiche. Un lavoro estremamente difficile e complesso che Luisa ha voluto e saputo svolgere al meglio, con raffinate competenze e grande saggezza.
Sulla base del grande lavoro svolto e dei preziosi consigli forniti da Luisa ho avuto il privilegio di continuare il suo lavoro a partire dal 1985, come coordinatore del Gruppo Handicap, e a partire dal 1992 - con l’emanazione della Legge 104 - come coordinatore del Gruppo di Lavoro Provinciale per l’Integrazione (GLIP).

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LUISA TOSI e la Società Iconografica Trivigiana (a cura di Francesco Turchetto)
È entrata nell’Associazione verso la fine degli anni '90 del '900. Ha fatto parte del Consiglio ininterrottamente dal 1996 al 2017 rivestendo la carica di vice-presidente dal 2008 al 2010. È stata sempre un punto di riferimento per i membri del Consiglio e per molti soci. Co-redattrice del Notiziario semestraleImago Urbis ha prodotto e pubblicato saggi su argomenti  trevigiani ( La chiesetta di San Gervasio e Protasio, L’Oratorio di San Nicola, La lapide di ponte Sant’Agata, margheRita, La Filanda, Una lapide poco nota, Un vicoletto poco noto a Treviso, La calle senza cao, Le Restère, dai “primibo” alla Celesta e poi da Rivalta ai mulini Mandelli, La collina dell’amore, La pietra del “cedo bonis” ). Dal 4 gennaio 2007 al 17 maggio 2007 ha contribuito con numerosi articoli nella rubrica “Alla scoperta della Città attraverso le cartoline illustrate” sulla Tribuna di Treviso; tutti gli interventi sono poi confluiti in un volume con lo stesso titolo, a cura della Società Iconografica. Attività svolte nell'ambito societario: 
- coordinatrice assieme ad Anita Zanini Tiveron nell’anno scolastico 1997-1998 per la  ricerca nelle scuole sul tema Pito e Pantòco, il gioco dei ragazzi nella Treviso di ieri. Nel 2000 è stato pubblicato un volume dallo stesso titolo presentato a Palazzo Rinaldi l’8 maggio 2000;
- 16/04/2004 al Teatro Sociale serata di proiezioni di immagini commentate “Treviso 1943-1945: la guerra in casa. Immagini e testimonianze di chi c’era”. Confezionata con testimonianze raccolte da Luisa Tosi e immagini proposte da Francesco Turchetto. Con replica il 3/4/2014 nell’Auditorium Stefanini e l’8/4/2015 presso la Casa Albergo. Repliche anche in alcune scuole della provincia di Treviso.
- 27/09/2004 in Provincia presentazione del volume “Sant’Artemio – storia e storie del Manicomio di Treviso, di Luisa Tosi, Raffaelle Frattini e Paola Bruttocao. Serata sulla stesso tema il 24/06/2013 sotto la Loggia dei Cavalieri.
- 10/03/2005 al Teatro Sociale serata su “Villa Margherita tra storia e memoria, a cura di Luisa Tosi, Rita Sari , Antonella Mazzobel.
- 02/06/2006 al Teatro Sociale serata su “Treviso fuori mura – Santa Maria del Rovere” a cura di Luisa Tosi, Rita Sari e Luigino Visentin; replicata il 24/07/2006 nella Sala parrocchiale di Santa Maria del Rovere.
- 26/02/2014 Auditorium Stefanini serata su “Bambini abbandonati a Treviso. Dalla “ruota” agli Istituti che li hanno accolti” a cura di Luisa Tosi e Paola Bruttocao; 
- 13/11/2014 Auditorium Stefanini serata su “I Rustici” a cura di Igino Marangon; selezione di testi e letture di Luisa Tosi e Paola Bruttocao. 
 

LUISA TOSI e la Commissione Scuola e Cultura di S. Maria del Rovere con Rita Sari
Luisa Tosi è stata una persona molto attiva nella Commissione Scuola e Cultura della Circoscrizione di S. Maria del Rovere.
Si devono a lei molte delle iniziative che hanno coinvolto alunni, sia delle elementari sia delle medie, e adulti: le “Camminate sempre Insieme”, con gli ospiti de “La nostra Famiglia”, le conferenze su storia e ambiente di S. Maria del Rovere (relatori Sandro Silvestri, prof. Giovanni Netto, prof. Ulderico Bernardi) con trascrizione delle registrazioni ciclostilate e diffuse.
Molto sensibile e attenta, Luisa ha proposto e concretizzato iniziative volte a far conoscere e valorizzare le importanti caratteristiche sia storiche sia naturalistiche del quartiere:Villa Margherita e Storga, in particolare per Villa Margherita, basta ricordare la mostra “Villa Margherita, un patrimonio da salvare”, dal 21 al 31 marzo 1982. Gli Atti relativi testimoniano quanto realizzato con esposizione di foto storiche tratte dal fondo Fini o recuperate da privati, con esposizione dei volumi originali dei disegni dell’arch. G. Barbari datati 1805-1808, con dibattiti, tavole rotonde, proposte, visite in loco con esperti.
La Storga è stata oggetto di percorsi naturalistici, concorsi,tra i quali un premio per una tesi di laurea attribuito all’architetto Gianfranco Visentin.
Naturale proseguimento delle iniziative sono state le pubblicazioni”Madonetta e Storga” (1988) e “Villa Margherita tra storia e memoria” (1995).
Si deve sempre a Luisa Tosi anche l’importante e originale “Percorso natura, realizzato nel parco di Villa Margherita: una serie diversificata di strutture con relativi pannelli illustrativi.
Ora il tempo ed anche i vandalismi hanno causato la distruzione di quanto realizzato, ma per molti anni il “Percorso Natura” è stato apprezzatissima palestra all’aperto per adulti e bambini.
Di tutte le iniziative Luisa Tosi non era solo l’ideatrice ma anche l’attivissima e instancabile animatrice, geniale, concreta, abile nell’individuare e coinvolgere esperti, nel reperire materiale inedito, nel sollecitare collaborazioni anche con gli Enti, il Comune in particolare.

Rita Sari, ex insegnante, archivista  presso l’Archivio del Seminario Vescovile, collaboratrice di Luisa in molte esperienze di quartiere e relative pubblicazioni storiche.

 

Per LUISA TOSI (a cura di Eugenio Manzato)
Conobbi Luisa Tosi quando ero direttore dei Musei Civici di Treviso: negli anni ottanta era dirigente scolastico e vi furono alcune occasioni di collaborazione nell'ambito dell'attività didattica dell'Istituto; ma partecipava anche a titolo personale alle conferenze e interveniva alle inaugurazioni delle mostre. Dopo la pensione si dedicò alla ricerca storica, sua grande passione fin dall'età giovanile: in particolare avemmo diversi incontri e scambi quando, insieme a Rita Sari e Raffaella Frattini, si occupò di Villa Margherita, l'elegante edificio a Sant'Artemio progettato da Giannantonio Selva, non solo attraverso ricerche che portarono nel 1995 all'edizione del prezioso volume Villa Margherita tra storia e memoria, ma cercando il modo di renderla accessibile al pubblico, proponendo conferenze e visite guidate. Fu proprio attraverso di lei che entrai per la prima volta nella villa, e fu attraverso il suo volume che scoprii come il grande telero di Gregorio Lazzarini che a tutt'oggi si conserva in un salone di Ca' Sugana rappresentava un episodio della vita di Semiramide, e proveniva da Palazzo Donà delle Trezze di Venezia: ma per un lungo periodo aveva decorato una sala di Villa Margherita, e ne diedi conto in una pubblicazione.
Fino a poco tempo fa Luisa Tosi è stata uno dei pilastri dell'Istresco, con iniziative sempre utili e pubblicazioni preziose che andavano dal bombardamento di Treviso agli orfani abbandonati.
Credo sarebbe doveroso, finché ella è tra noi, che le fosse tributata onorevole e pubblica gratitudine da parte della città.

 

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